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8 GIUGNO
22:15

Rotonda del Lungomare Vittorio Emanuele III TARANTO, TA

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Compreso nell’abbonamento ai concerti del 7, 8 e 9 giugno.

DESCRIZIONE

Liam Gallagher

A differenza della boxe, il rock and roll non è famoso per i “grandi ritorni”. Qualche passo falso e poi di solito c’è l’addio e poi i “buona fortuna” e i “mi ripeti chi sei?” A volte, però, un vero peso massimo della scena musicale può perdere un incontro per poi riemergere ancora più forte. David Bowie, per esempio, ha attraversato un lungo periodo di assenza prima di rinascere. Paul Weller ha avuto un periodo difficile qualche anno prima di avere successo come artista solista. Ora possiamo aggiungere un terzo nome e una terza voce che definisce un’epoca all’elenco dei di campioni che sono tornati a rivendicare la fascia di vincitori: Liam Gallagher. Dopo lo scioglimento ufficiale dei Beady Eye nel 2014, Liam si è ritrovato “fuori dalla bolla” di un gruppo rock organizzato con tanto di macchina e strumenti adatti alla gestione della professione artistica, per la prima volta in vent’anni. Ed è stata dura. Improvvisamente si è ritrovato ad essere un tipo normale (“diciamo un normale tipo di leggenda assoluta“, chiarisce), che ha dovuto pensare cosa fare della sua vita. Per un po’ di tempo, ha accarezzato l’idea di trasferirsi a Maiorca per una vita stile “Sexy Beast” al sole, ai bordi di una piscina. Vacanze, jogging. Qualche pinta di birra. E poi è arrivato il divorzio. E alla fine di tutto ciò si è guardato a lungo nello specchio e si è ricordato chi era e cosa faceva. Era Liam Gallagher, figlio di Peggy Gallagher, dei Burnage, Manchester, il miglior cantante e frontman della sua generazione. Così ha deciso di ricominciare a cantare alcune canzoni. Maiorca poteva aspettare. Suonando in giro con il suo stile idiosincratico la chitarra a casa, a Londra, si è ritrovato, con sorpresa, a scrivere una canzone. “Non sono sicuramente un professionista“, dice modestamente. “Sarei una specie d Frankenstein. Ma suppongo che ognuno abbia la sua strada. Anche Paul McCartney non è che di sia semplicemente seduto e subito gli è venuta “Hey Jude”. La canzone che ha scritto era una generosa spruzzata di soul-rock intitolata Bold, abbastanza forte per firmare con la Warner Bros. C’era qualcosa di buono. Alla fine, ha scritto una serie di pezzi fatto dei demo con il polistrumentista Dan McDougall a Londra prima di iniziare a incontrare produttori e co-autori. La Warner Bros mi disse: “Sei pronto per scrivere con altri autori? E io…della serieMai fatto prima d’ora. Perché no?” È volato a Los Angeles, ne ha incontrati alcuni di co-autori, ma si è trovato davvero bene con Greg Kurstin. “Greg Kurstin mi ha fatto ascoltare qualche idea, abbiamo fatto due chiacchiere, ci siamo scambiati qualche idea, ci abbiamo lavorato e, prima ancora che ce ne accorgessimo, avevamo altre canzoni. Sono sorpreso come chiunque altro che abbia funzionato, ma le canzoni che abbiamo fatto sono davvero top“. Tra queste canzoni c’è l’incredibile primo singolo di Liam come artista solista, Wall Of Glass. Se c’è da fare un parallelo con tutti gli elementi che hanno reso i primi singoli degli Oasis così apocalitticamente buoni – cioè, enormi ondate di hook per chitarra + melodia per cui non puoi tremare… mai + ritmo fragoroso + LA VOCE DI LIAM GALLAGHER, con un refrain incredibilmente orecchiabile – allora Wall Of Glass regge perfettamente il paragone. È difficile ricordare una volta che ha cantato meglio – è come sentirlo per la prima volta di nuovo, la stessa agognante minaccia che alla fine del primo refrain di Supersonic ha conquistato un milione di cuori. La sua voce è decisamente giusta. “Sì, beh“, è quasi d’accordo. “Sono un bravo cantante, amico! Nove volte su dieci, centro il punto. In studio, senza dubbio. Non ho mai avuto una voce di merda lì“. L’album è strato registrato in due luoghi diversi e con due produttori. A Los Angeles con Greg Kurstin, che ha anche suonato tutti gli strumenti delle quattro canzoni da lui prodotte (Wall Of Glass, Paper Crown, Come Back To Me e il fruscio poppy psichedelico di It Doesn’t Haven’t Have To Be That Way). E a Londra con Dan Grech-Marguerat. Tra i musicisti per le sessioni londinesi allo Snap di Finsbury, Park Mike Moore alla chitarra, Martin Slattery alle tastiere e Dan McDougall alla batteria. Moore e McDougall faranno parte della sua band dal vivo, insieme al bassista Drew McConnell. Il suono che hanno “cucinato” in queste sessioni che sarebbero poi diventate il suo album di debutto solista, Bold, è esattamente quello che avreste sperato di ascoltare in un album di Liam Gallagher da solista: le classiche influenze degli anni ’60/70, ma sempre adattate al presente. Liam è d’accordo. “Non volevo reinventare nulla o partire per un’odissea jazz nello spazio. È l’atmosfera di Lennon Cold Turkey, The Stones, i classici. Fatta a modo mio, ora“. Uno degli aspetti più sorprendenti delle canzoni che compongono il suo album di debutto da solista è che tutte hanno uno scopo. Non c’è nessuna cosa in eccesso, niente da tagliare. Sono tutte mirate a qualcosa o qualcuno, rendendo l’album diretto o accettando la sua versione dei fatti. E questo sia che si tratti dello swinging e Bo Diddley-simile Greedy Soul, che incenerisce qualcuno che è il “morto ingrato” o della mega ballata For What It’s Worth che “serve” il più grande refrain di Bold. “Volevo scrivere delle scuse“, dice Liam. “Non a una persona, ma a tutti, perché non sono bravo a scusarmi. È una bella canzone“. Alcune delle canzoni sono un po’ un “vaffanculo“, continua. “So di cosa scrivo. Solo di teste di cazzo, in genere. A parte quella strana che riguarda le persone che mi piacciono, ma non ce ne sono tante“. Per ora, Liam sta solo assaporando l‘idea di cantare queste canzoni in pubblico. “Sono pronto. Sono più che pronto. Voglio solo mettermi di nuovo in gioco e mostrare a tutti quello che si sono persi. Pensavo che qualcuno sarebbe potuto venire a cercare di risolvere la cosa mentre ero impegnato a non fare niente, ma no. Nessuno è mai venuto. Quindi credo che sia tutto merito mio…..di nuovo“. Liam Gallagher: torna a fare il suo lavoro. Dio ti ringrazio per questo.

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